Episodio 4 – I vantaggi dell’AI nella ricerca giuridica (a cura di Martina Domenicali, Co-Founder di Lexroom.ai)

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La ricerca giuridica è una delle attività più affascinanti e, allo stesso tempo, laboriose per gli avvocati.

Come startup legal tech focalizzata sull’Europa continentale e sui paesi di civil law, abbiamo dedicato molto tempo a chiederci quali attività a basso valore aggiunto potessero essere rivoluzionate o profondamente trasformate dall’implementazione dell’AI generativa.

Questo ha comportato mesi di conversazioni con avvocati di studi legali, istituzioni e direzioni affari legali, oltre a innumerevoli ore di confronto interno. Dopo aver scartato diverse alternative, abbiamo scelto di concentrare i nostri sforzi sulla ricerca giuridica. Nonostante i progressi tecnologici, sorprende che la maggior parte degli avvocati e dei praticanti in Europa continentale si affidi ancora a ricerche per parole chiave, che spesso restituiscono centinaia, se non migliaia, di documenti fuori contesto.

Sapevate che, secondo la nostra ricerca di mercato, ogni avvocato dedica in media 80 ore al mese alla ricerca giuridica? E che un avvocato impiega almeno quattro ore per completare una ricerca giuridica e almeno un’altra ora per formalizzarla in un parere legale?

Questo è uno degli esempi più concreti di come l’AI generativa possa incidere sul vostro lavoro legale e sul vostro business. Le piattaforme di AI generativa, se implementate correttamente, possono infatti rendere possibile completare ore di ricerca giuridica in pochi minuti, forse secondi.

Due aspetti di questa affermazione richiedono un approfondimento.

Innanzitutto, com’è possibile completare ore di ricerca giuridica in così poco tempo, e cosa implica tutto questo dal punto di vista tecnologico?

La risposta è piuttosto chiara. Grazie all’implementazione dei modelli di linguaggio naturale, gli avvocati possono porre quesiti giuridici in linguaggio naturale, fornendo nella domanda i dettagli necessari, e il modello terrà conto di questo contesto per una ricerca semantica più precisa. Inoltre, le fonti giuridiche individuate possono essere sintetizzate dall’AI in una bozza di parere legale, in grado di fornire una prima risposta al quesito che sarà ulteriormente sviluppata dal professionista. Questo cambiamento tecnologico abilita una rivoluzione riassumibile in due elementi: la possibilità di porre quesiti giuridici in linguaggio naturale e quella di generare una prima bozza di parere legale a partire dalla sintesi che l’AI produce sulla base delle fonti individuate.

In secondo luogo, e soprattutto, come possiamo limitare le allucinazioni?

Per rispondere a questa domanda, abbiamo deciso di concentrarci sul punto di partenza. L’affidabilità e l’uso dell’AI per finalità professionali dipendono dai dati giuridici utilizzati. Come si dice nel business, “garbage in, garbage out”. Per questa ragione, abbiamo selezionato con cura le fonti giuridiche da indicizzare per il funzionamento del modello. Lo abbiamo fatto costruendo il prodotto attraverso moduli specializzati per aree di attività.

Questo significa anche considerare un altro elemento. Il parere legale generato deve essere strutturato in modo da citare le fonti giuridiche rilevanti da cui sono state tratte le informazioni. Altrimenti, come si è visto di recente negli Stati Uniti con il celebre caso di Michael D. Cohen, il rischio di allucinazioni rappresenta un problema per gli avvocati che utilizzano queste bozze.

Come startup legal tech, la nostra sfida non è semplicemente dimostrare i vantaggi dell’AI per la ricerca. I dati che abbiamo raccolto ci mostrano che i clienti risparmiano in media il 70% del tempo rispetto ai metodi tradizionali di ricerca giuridica.

Il compito più difficile, infatti, è beneficiare di questa grande efficienza senza perdere l’affidabilità delle informazioni utilizzate. E questo è possibile solo se c’è chiarezza sulle fonti giuridiche che il modello utilizza e se il modello è in grado di citare con precisione le fonti nella bozza generata.

Una bella sfida, vero?

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