L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il burnout un “fenomeno occupazionale”, una sindrome “derivante da uno stress lavorativo cronico non gestito con successo”.
Identificare le cause e le fasi del burnout
I fattori di stress, siano essi esterni (ad esempio lavoro, denaro, famiglia) o interni (ad esempio autocritica, immagine corporea), attivano la risposta allo stress del nostro corpo. Di fronte a un fattore di stress, spesso scegliamo tra la risposta di fuga (sfuggire alla minaccia), di attacco (sconfiggere la minaccia) o di congelamento (fingersi “morti” finché la minaccia non passa o qualcuno non arriva a salvarci). Una volta cessata la minaccia, dovremmo essere in grado di completare il ciclo dello stress e proseguire la nostra giornata. Tuttavia, restiamo sempre più spesso bloccati in queste risposte, senza riuscire ad attraversare lo stress, e questo porta di frequente al burnout.
Il State of the Global Workplace report 2023 di Gallup indica che i dipendenti sono ancora alle prese con livelli di stress da record. Tra febbraio e aprile 2022, McKinsey ha condotto un sondaggio globale su quasi 15.000 dipendenti e 1.000 responsabili HR in 15 Paesi, rilevando che, in media, un dipendente su quattro tra quelli intervistati ha dichiarato di aver sperimentato sintomi di burnout. McKinsey ha inoltre rilevato che le donne presentano tassi di burnout più elevati rispetto agli uomini, e che il fenomeno peggiora nel tempo.
Il termine “burnout” è stato coniato nel 1974 dallo psicologo Herbert Freudenberger, che lo descrisse come “l’estinzione della motivazione o dell’incentivo, specialmente quando la dedizione a una causa o a una relazione non produce i benefici desiderati”.
L’OMS descrive il burnout come:
- Sensazione di esaurimento delle energie o sfinimento;
- Crescente distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo verso il proprio lavoro; e
- Ridotta efficacia professionale.
Freudenberger, insieme alla collega scienziata Gail North, ha identificato le seguenti 12 fasi del burnout, da considerare in modo sequenziale:
- Bisogno di mettersi alla prova
- Lavorare sempre più duramente
- Trascurare i propri bisogni
- Rimuovere i conflitti
- Rivedere i propri valori
- Negare i problemi
- Ritirarsi
- Cambiamenti comportamentali insoliti
- Depersonalizzazione
- Sensazione di vuoto interiore
- Depressione
- Sindrome da burnout conclamata
Le persone più soggette al burnout presentano spesso personalità di tipo A. Tuttavia, non è raro che ne soffrano anche coloro che si paragonano spesso agli altri e chi fatica a chiedere aiuto o supporto.
Sia le organizzazioni sia i singoli possono fare la loro parte per contrastare il burnout.
Gli insegnamenti del Maslach Burnout Inventory
Sebbene alcuni lavori e ruoli comportino carichi di lavoro elevati, non tutti conducono al burnout. Uno strumento per identificarlo è il Maslach Burnout Inventory (MBI), creato dalla dottoressa Christina Maslach e dal suo team di ricerca. Maslach osserva che soluzioni come offrire una settimana extra di ferie o chiudere l’azienda, così che tutti siano obbligati a prendersi una pausa, possono aiutare ad affrontare i fattori di stress, ma potrebbero non bastare a prevenire il burnout se, al rientro al lavoro, i problemi restano gli stessi. Inoltre, il timore di tornare sul posto di lavoro dopo un periodo di distacco può rappresentare di per sé un fattore di stress.
La dottoressa Christina Maslach ha identificato sei fattori di rischio organizzativi che i leader possono tenere presenti per capire se qualcuno nel loro team si sta avvicinando al burnout:
- Carico di lavoro. È il lavoro di cui siamo responsabili, insieme alle risorse e agli strumenti che ci vengono forniti per raggiungere i nostri obiettivi: maggiore è lo squilibrio, più alto è il rischio di burnout. Le persone compiacenti o perfezioniste e chi tende a lavorare in isolamento sono più a rischio
- Controllo. È più probabile sperimentare il burnout se non sentiamo di avere controllo, possibilità di scelta e voce in capitolo su ciò che facciamo
- Riconoscimento. La mancanza di una retribuzione adeguata, così come di opportunità di crescita, nuove sfide, visibilità o feedback positivi, può portare al burnout
- Comunità. La mancanza di un ambiente “psicologicamente sicuro”, in cui le persone possano esprimere se stesse e le proprie idee al lavoro, aumenta il rischio. Le nostre relazioni professionali (con colleghi, responsabili, persone che supervisioniamo, ecc.) ci aiutano a capire come fare meglio le cose o sono tossiche?
- Equità. Il burnout è più diffuso dove i leader fanno favoritismi, non definiscono le aspettative e sono incoerenti nei premi e nelle sanzioni. Essere trattati ingiustamente ci esclude dalla comunità lavorativa.
- Valori. Le persone tendono a sentirsi più svuotate se il lavoro non è in linea con i loro valori
Strategie consigliate per gestire o superare il burnout
Indicazioni utili per riprendersi dal burnout si trovano nei libri dedicati al tema.
Emily e Amelia Nagoski, nel libro “Burnout”, suggeriscono di completare il ciclo di risposta allo stress attraverso l’attività fisica, respiri lenti e profondi, interazioni sociali positive e risate.
La dottoressa Jacinta Jimenez, invece, nel libro “The Burnout Fix”, propone il metodo “PULSE”:
- Pacing for performance: dosare il ritmo, ad esempio fissando obiettivi raggiungibili
- Undoing unhelpful thinking patterns: disinnescare gli schemi di pensiero controproducenti attraverso la meditazione mindfulness e la respirazione
- Leveraging leisure time: valorizzare il tempo libero, ad esempio trascorrendo più tempo nella natura
- Securing a support system: costruire una rete di supporto
- Evaluating: valutare come riprendere il controllo del proprio tempo e delle proprie priorità
Suggerisco vivamente di prestare attenzione alle proprie emozioni, perché il burnout ne è inseparabile: questo può aiutare a gestire sentimenti di risentimento, frustrazione e disillusione prima che si trasformino in burnout. Stabilire confini sani, coltivare interessi al di fuori del lavoro e costruire solide relazioni professionali può aiutare a prevenirlo e gestirlo. Altre pratiche utili includono dare priorità al sonno, praticare yoga rigenerativo o dedicarsi con regolarità alla meditazione per calmare la mente e regolare le emozioni.
Conclusioni
In un’epoca in cui i confini tra lavoro e vita privata si fanno sempre più sfumati, comprendere e affrontare il burnout diventa cruciale per preservare sia il benessere individuale sia la salute delle organizzazioni. Nell’affrontare queste sfide, è essenziale adottare un approccio articolato, che unisca strategie personali di resilienza, come la gestione dello stress e la definizione di confini, a misure organizzative che favoriscano un ambiente di lavoro solidale ed equo. Dando priorità alla salute mentale e riconoscendo precocemente i segnali del burnout, possiamo creare una cultura del benessere che non solo aumenta la produttività, ma consente alle persone di realizzarsi nella vita personale e professionale. Impegniamoci a compiere passi concreti per prevenire il burnout, garantendo un futuro più sano per tutti.
