Episodio 11 – Viaggio attraverso i sensi: l’elaborazione sensoriale e il suo impatto sulla vita quotidiana (scritto da Tommaso Davi, CEO e co-founder di Neuro-Sive)

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Vi siete mai chiesti quanto il modo in cui il vostro cervello percepisce gli stimoli provenienti dai sensi possa incidere sulla vostra vita quotidiana, sulla capacità di restare concentrati, mantenere la calma ed essere resilienti allo stress?

Avete mai pensato alla possibilità di avere un Disturbo dell’Elaborazione Sensoriale (Sensory Processing Disorder, SPD)?

Si ritiene che il Disturbo dell’Elaborazione Sensoriale (SPD) interessi una persona su venti, molte delle quali possono rimanere senza diagnosi per tutta la vita o riceverla solo in età adulta, spesso a seguito di episodi specifici o condizioni concomitanti.

Ma quanto sarebbe stata diversa la loro vita se lo avessero saputo prima?

D’altra parte, oggi si registra un’impennata delle diagnosi tra i bambini più piccoli, il che indica che nel prossimo futuro avremo una forza lavoro sempre più consapevole della diversità sensoriale e delle esigenze a essa associate. Questa tendenza è legata alla crescente consapevolezza sociale della diversità cognitiva nei bambini, che ci rende più propensi a cercare una diagnosi in presenza di segnali di neurodivergenza, che spesso si accompagna a differenze sensoriali.

L’SPD è un disturbo legato alla diversità nel modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni sensoriali. Fa sì che le persone siano iper- o ipo-stimolate da determinati stimoli sensoriali, con conseguenze dirette sulla loro salute biologica e psicologica, oltre che sulla loro vita sociale e professionale nel breve termine.

A causa delle difficoltà nel gestire l’iper- o ipo-sensibilità legata ai propri canali sensoriali, queste persone possono essere progressivamente escluse dalla società, non riuscendo a confrontarsi con—o, in alcuni casi, a elaborare—uno o più stimoli sensoriali in un dato momento della vita quotidiana.

Attualmente, la diagnosi e il trattamento dei problemi di elaborazione sensoriale e dei disturbi correlati richiedono sedute terapeutiche ed esami specialistici e costosi, spesso fuori dalla portata di molti. Di conseguenza, un gran numero di persone resta senza diagnosi. Chi ha la fortuna di far parte della popolazione attiva può incontrare difficoltà di vario grado, dai problemi di accessibilità alle difficoltà di comunicazione e di identificazione della propria condizione.

L’SPD è la manifestazione più grave della diversità nell’elaborazione sensoriale. Esiste tuttavia un numero maggiore di persone che, pur non avendo un SPD, possono essere penalizzate in varie fasi della vita dal non comprendere come il proprio cervello elabora gli stimoli sensoriali.

Si pensi, ad esempio, a chi attraversa la menopausa o l’andropausa: potrebbe sperimentare temporaneamente sensibilità nell’elaborazione sensoriale. Altre persone con condizioni di salute mentale o tratti neurodivergenti potrebbero essere iper- o ipo-sensibili a determinati stimoli, esponendosi a rischi come il peggioramento della salute mentale, meltdown o crisi dovute all’esposizione a determinati stimoli sensoriali o all’incapacità di percepirli.

Quando consideriamo queste dinamiche sul posto di lavoro, soprattutto in ambiti come la professione legale, dobbiamo riconoscere che non c’è ancora sufficiente attenzione su questo tema. Si tratta di un’area di ricerca relativamente nuova in psicopatologia e neuroscienze, ma che potrebbe generare benefici significativi se affrontata in modo adeguato, per il benessere collettivo dello studio. Esistono accorgimenti di base che possono essere adottati per evitare gli effetti negativi dell’esposizione a stimoli sensoriali dannosi.

Prima di tutto, è importante sensibilizzare su questo tema ed evitare occasioni di stigmatizzazione dell’uso di dispositivi personali che riducono o eliminano le stimolazioni sensoriali con effetti negativi sulle persone. Questi dispositivi possono variare in base alle esigenze individuali e includere, tra gli altri, tappi per le orecchie, cuffie con suoni rilassanti, occhiali da sole, fidget toy e indumenti zavorrati.

In abbinamento a questi strumenti, le persone possono adottare strategie specifiche per evitare di essere iper- o ipo-stimolate e adattarsi all’ambiente di lavoro. Alcune di queste strategie possono essere apprese attraverso sedute di terapia occupazionale e sono personalizzate e uniche per ciascun individuo.

È ormai noto come strategie di decompressione sensoriale attentamente progettate sul luogo di lavoro possano contribuire a ridurre conflitti e ansia tra i dipendenti, a beneficio non solo di chi vive la diversità sensoriale, ma anche dell’intera comunità.

La nostra capacità di progettare e pianificare tenendo conto della diversità sensoriale è destinata a evolversi notevolmente nel prossimo decennio, man mano che ci affideremo sempre più alle tecnologie digitali per modernizzare trattamenti e diagnosi, far avanzare la ricerca e aumentare l’accessibilità degli ambienti quotidiani.

Fino ad allora, possiamo compiere già oggi piccoli passi capaci di fare una grande differenza per molti di noi. Perché non iniziare subito?

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